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La storia di San Candido

Più di 1200 anni di storia documentata
Fonte: "Una casa a San Candido"; raccolto scritto ed illustrato da Hansjörg Platter
edizione privata del 2012, come contributo alla storia degli edifici di San Candido

Prime case


Le „valli di San Candido“, la valle della Drava e la val di Sesto, erano al tempo dei Romani parti di importanti collegamenti fra il Sud e il Nord. La Via Iulia August passava da Aquileia vicino a Udine attraverso Zuglio (Tolmezzo), il passo di Monte Croce Carnico e Irschen (vicino Lienz), poi lungo la valle della Drava, la val Pusteria, la valle Isarco verso Veldidena (Wilten presso Innsbruck) e continuava fino ad Augusta Vindelicorum (Augsburg). La Via Claudia Augusta Altinate conduceva fino ad Altino presso Venezia, attraversando la val di Sesto, il passo Monte Croce di Comelico e la valle del Piave. Il punto d’incontro di queste due strade era Mansio Littamum, l’attuale San Candido. L’insediamento in questo luogo è però più antico. Rinvenimenti della cultura di Hallstatt testimoniano che già nel 1000 a. C. vi erano degli abitanti sulle pendici soleggiate della valle. 500 anni dopo, questi primi abitanti furono assimilati dai Celti provenienti dalla Germania sud-occidentale. Il territorio divenne parte del regno celtico Noricum e si suppone che i Celti furono i primi a costruire qui, dove il rio Sesto sfocia nella Drava, il primo insediamento stabile: Littàmu. È celtico anche il termine Indiaca, che definisce le proprietà di un Indius, un podere, che probabilmente si trovava sulla collina (“Burgbühel”) a sud dell’attuale centro del paese (Kühebacher: Paesaggio culturale e artistico). Da questa parola Indiaca è derivato il nome Innichen (San Candido).

Nel 15 a. C. la regione divenne parte dell’Impero romano, Littàmu divenne Littamum, il regno Noricum la provincia Noricum. Littamum si sviluppò rapidamente in una complessa stazione stradale, anche se l’area dell’insediamento rimase apparentemente circoscritta alla zona est del canale (“Wiere”). Il centro, la mansio e le terme si trovavano a nord-est dell’attuale ospedale.
Presumibilmente a Littamum le attività commerciali si svilupparono con profitto, infatti già verso la fine del 1° secolo le case furono dotate di riscaldamento a hypocaustum e intonaci affrescati. 200 anni dopo questo sviluppo subì però un brusco arresto. In numerosi scavi archeologici furono scoperti strati di cenere e materiali carbonizzati e sopra questi resti di abitazioni più modeste. Dovevano essere avvenuti saccheggi di popolazioni germaniche, che causarono la distruzione di una gran parte di Littamum. La rete stradale rimase invece in funzione ancora per un certo tempo, come può essere dedotto dal successivo ampliamento delle terme. Già a metà del 5° secolo d. C. fu però realizzata sopra i resti delle terme, una costruzione in “blockbau” semplice. Questo significa che l’insediamento aveva perso il suo significato, Littamum era stato abbandonato (Dal Ri, di Stefano).

Dal convento al capitolo

Nel periodo fra il 1140 e il 1144 avvenne una riforma radicale del convento. Il vescovo Ottone di Frisinga (1137 – 1158) trasformò l’esistente monastero benedettino in Collegiata. Il motivo di questa decisione derivava dal crescente impegno per l’attività di assistenza spirituale, alla quale i piccoli conventi non riuscivano più a far fronte e probabilmente anche dalla progressiva decadenza dei costumi nel monastero, dato che dalla sede principale di Frisinga erano quasi impossibile una guida e un controllo rigorosi (Wiedemayr).

Nel 1140 il decano Chounrad insieme ai 6 monaci Irmenstam, Wolfpero, Werand, Ebermund, Penzelin e Wolfart con Yge costituì l’ultima comunità di monaci benedettini. Nel 1141 il vescovo Ottone ottenne dal papa Innocenzo II l’autorizzazione ad ordinare preti secolari al posto dei monaci benedettini. Nel 1144 Ulricus divenne così prepositus S. Candidi et archidiaconus, ovvero il primo prevosto della Collegiata. Egli stesso e i monaci erano ora canonici (Kühebacher Schlern 1990-3). La Collegiata divenne così indipendente dal punto di vista religioso, a Frisinga rimaneva solo il potere temporale. La Collegiata aveva statuti propri nei quali erano stabiliti l’ordine gerarchico e i compiti dei canonici. Nel 1546 avvenne una nuova stesura degli statuti e la loro validazione da parte di papa Paolo III. Vi furono quindi un prevosto, un decano, sei capitolari residenti e 14 domiciliari (Passler). Nel 1593, dopo il Concilio di Trento, lo statuto fu nuovamente rielaborato e rimase in vigore fino alla soppressione della Collegiata.

A capo della Collegiata vi era il prevosto, che aveva il compito di amministrare i beni del capitolo, doveva visitare ogni anno le proprietà del capitolo, ma non era obbligato a risiedere sul posto. La seconda dignità era il decano, che si doveva occupare degli affari interni al capitolo e deteneva anche la giurisdizione temporale dei canonici e delle faccende della Collegiata. Egli veniva eletto liberamente dai canonici e dai parroci incorporati. Vi erano poi fino a 20 canonici, di questi da 6 a 9 residens, ovvero residenti in loco. Chi voleva essere accettato come canonico, doveva essere esente da irregolarità canoniche, avere l’età canonica, disporre dello stato clericale, conoscere la lingua tedesca, essere idoneo all’assistenza spirituale ed esperto in canto corale. Un canonico diveniva membro a tutti gli effetti solo quando veniva accettato come capitolare. A questo punto aveva l’obbligo di residenza, del coro e capitolare. Vi erano inoltre due ulteriori uffici, lo scolastico, che sovraintendeva alla scuola della Collegiata e il “fabrikator”, ovvero l’amministratore della fabbrica del Duomo; e vari dipendenti, il notaio capitolare, l’amministratore capitolare (amministrazione delle entrate della Collegiata), sacrestano o custode, maestro della scuola, assistente del maestro, organista, coristi, tiramantice.

I compiti principali del capitolo della Collegiata erano la recita quotidiana della liturgia delle ore nella chiesa della Collegiata e l’assistenza spirituale delle parrocchie e curatie che vi appartenevano. Le basi economiche erano costituite dalle proprietà nell’intero territorio della Collegiata, date in affitto a breve termine, che rendevano all’urbario della Collegiata da parte degli assegnatari tasse fondiarie, imposte, censi in natura e decime (Grießmair).


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